regola #1 - tiratela
Dicembre 17, 2007
La voglia di scrivere torna così come se n’era andata. In un colpo. Non puoi controllarla. Di fatto, penso si tratti di qualcosa di irrazionale. E’ una questione di ingenuità. Di stimoli. Di ambiente. Insomma, scrivi quello che sei e quando quello che sei è un mucchio sconquassato di cazzi amari non c’è molto di cui sfogarsi sulla pagina bianca. O meglio, c’è ma non riesce ad uscire. Bisogna aspettare di vedere la luce fuori dal tunnel. Conosco molta gente che scrive, ma per loro è più una cosa meccanica. E’ una questione di dovere più che di piacere. O di necessità. Ora, non voglio dire che per il sottoscritto sia una questione di vita o di morte. Non sono mosso da quei grandi ardori romantici dello scrittore che butta sulla pagina l’impeto della sua esistenza. O almeno credo. A sedici anni mi piaceva un sacco questa immagine. E a ventuno continua ad evere tutto il suo fascino, ora che ci penso. Ai tempi ero perso per Byron, Foscolo e Percibisshelley. Grandi uomini. Grandi poeti. Grandi fonti di ispirazione ideale visto che lo stile - vividdio - mi sembra un attimo più contemporaneo. Era comunque un’immagine piena di suggestioni. Come in quel quadro, “Ritratto dell’artista nella sua soffitta”… o qualcosa del genere. E’ stata quella l’immagine che mi ha messo in testa l’idea di andare a vivere in una soffitta. Fondamentalmente.
Ora. Appurato che non andrò mai a vivere in una soffitta, o per lo meno in un monolocale mansardato da solo e con i miasmi della mia idilliaca cucina per tutti i quindici metri quadri, ma devo anche ammettere che la casa di Linguini in Ratatouille, voglio dire quella casa soffitta con vista mozzafiato su Parigi e non la reggia neoclassica in cui si trasferisce quando scopre di essere l’erede dei beni di Gusteau, insomma, anche se tutto ciò ha ancora un determinato ascendente sul sottoscritto e mi piacerebbe molto mollare tutto, intascare un assegno per degli inesistenti diritti d’autore e andare in una soffitta minuscola con vista sul fiume, ma non credo capiterà mai… Dove eravamo rimasti? Ah sì, lo scrivere. Si può, ovviamente, scrivere anche se non si abita in una soffitta. Per esempio, ora come ora sto scrivendo con il portatile sul letto mentre sto giocando a Football Manager 2008 - carriera con il Pavia, onoro la mia residenza onoraria - dopo aver visto una grande partita del mio Toro, aver mangiato hamburger in una steak house in un centro commerciale dove mi sono immerso in una grandissima atmosfera natalizia con bimbi che giuocavano felici wherever e aver completato le note bibliografiche della mia stupefacente et meravillosa tesi di laurea triennal al DAMS di Torino. Non è proprio quello che immaginate da un romanziere.
Ebbene dovete sapere che non tutti i romanzieri sono come l’Alan Blair di Jonathan Ames o come i Bandini fantiani. Ci sono anche dei fantastici cazzoni. Come il sottoscritto. Il sottoscritto ha praticamente perso il 2007. Si è perso scrivendo canzoni per la sua band. Scrivendo stupidi articoli. Studiando un sacco e male per finire i tre anni che i suoi genitori hanno abbondantemente pagato tipo: “Ora facci vedere che non abbiamo sprecato vent’anni di foraggio” e correndo dietro ad un pallone facendo vedere a tutti che il mancino dei giorni migliori sapeva ancora disegnare parabole che nemmeno l’alessandorosina è in grado di disegnare in quei due giorni all’anno (durante una pausa del campionato) in cui è in forma. Mi ero perso per strada e per un bel po’ di tempo non ci ho nemmeno più pensato. Però, ehi, mi è balenato di colpo questo pensiero. Cioè. Io, di fatto, sono uno scrittore. E ho anche un cazzo di romanzo che aspetta di essere pubblicato. O meglio, aspetta un editore abbastanza flippato da credere che io sia il nuovo Eggers. Cosa che effettivamente sono. Anzi. Sono più bello e ben vestito. E, vi dirò di più. Datemi il tempo di comprare i regali di Natale e tornerò. Oooh se tornerò. Perché mi sono ricordato che da qualche parte dovrei ancora avere le idee buone e la voglia giusta per scrivere un terzo romanzo. Forse a furia di tentativi la Gloria si accorgerà di me e mi tributerà la mia giusta parte. Perché insomma, qui ci siamo anche un po’ rotti i coglioni di aspettare e se ci pensate, Torino non ha uno scrittore nuovo dai tempi di Culicchia. Che ormai però ha i capelli bianchi.
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